Primitivo di Manduria: cosa c’è da sapere sul nettare della terra jonica

Il Primitivo di Manduria rappresenta il fiore all’occhiello dell’eccellenza vitivinicola pugliese. Un vanto tutto regionale. Il nettare di una terra, quella jonica, che conquista i palati di tutto il mondo. Ma da dove arriva questo tesoro? Scopriamolo insieme.

Storia e origini del vitigno che ama il mare

Una prima riflessione ci porta a svelare la curiosità riguardo al nome: Primitivo di Manduria. E se Manduria è facilmente ricollegabile a chi conosca il territorio, non tutti sanno che questo vino possiede una sua unicità, ovvero la precocità di maturazione delle uve, che consente una vendemmia già a metà agosto. Da questa maturazione “primitiva”, cioè prima dei tempi, deriva l’origine del nome.

In un calice di Primitivo di Manduria ci sentiamo vicino al mare, con un vino che porta dentro di sè i sapori delle onde del mar Ionio e non solo di suoli fatti di calcare e argille. Ed è strategico che gli alberelli nascano vicino al mare: la salsedine conferisce mineralità, sfumature e una sorprendente complessità olfattiva a quello che altrimenti risulterebbe un vino di corpo pieno e strutturato, noioso come tanti altri.

Ma la Puglia è circondata da due mari: perchè proprio Manduria? Pare che il Primitivo vi sia arrivato alla fine dell’Ottocento, con la dote di una contessina di Altamura andata in sposa ad un signorotto di Manduria: lei portò una barbatella di primitivo. E diede il via, involontariamente, ad una storia d’amore senza fine anche tra questo vitigno e il terroir di Manduria. Ancora una volta, amori e donne che danno vita a grandi vini.

Per quanto riguarda gli areali di produzione, secondo il disciplinare, il primitivo di Manduria DOC ricomprende, di fatto, i seguenti comuni: Manduria, Carosino, Monteparano, Leporano, Pulsano, Faggiano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Fragagnano, Lizzano, Sava, Torricella, Maruggio, Avetrana e la frazione di Talsano a Taranto; Erchie, Oria e Torre Santa Susanna per il territorio di Brindisi.

Caratteristiche organolettiche e abbinamenti del Primitivo di Manduria

Secco o Dolce? Entrambi!

Oltre al secco c’è anche il Primitivo Dolce Naturale DOCG, un vino decisamente più di nicchia, ma che nonostante la struttura colossale, ha anche tanta piacevolezza e una dolcezza intrigante e mai stucchevole. Vanta una gradazione 16 gradi e non meno di 50 g/l di residuo zuccherino. E’ perfetto come vino da meditazione, ma ideale anche per crostate, zuppa inglese e formaggi stagionati ed erborinati come Stilton e Roquefort.

Con il Primitivo di Manduria Doc secco consigliamo, per bilanciare i suoi tannini, aromi fruttati speziati e struttura imponente,un abbinamento con la carne alla griglia e piatti decisi e succulenti. Per esempio costine con salsa bbq, lasagne al forno, arrosti di carni di maiale, o pietanze dove ci sia un mix di affumicatura e piccante. Vi lascerà senza fiato.

E il fratello californiano Zifandel?

Una ricerca, quella su Primitivo e Zinfandel iniziata negli anni 80 e che ancora continua. Se all’inizio si controllavano a mano le liste dei vitigni dall’Impero austro-ungarico in poi, ora si confrontano le molecole delle piante in laboratorio, cercando tracce comuni nel Dna. Smentite le versioni utopiche, con i pugliesi pronti a scommettere che il loro vitigno era stato importato negli Stati Uniti nell’800, e gli americani a controbattere che erano le loro piante ad essere state trasportate in Italia, gli ultimi studi hanno dimostrato che i due vitigni fratelli sono migrati da terre differenti ma vicine. «Il Primitivo dal Balcani, lo Zinfandel dalla Dalmazia», ha chiarito Antonio Calò, presidente dell’Accademia della vite e del vino.

Ma quel che importa è che, ad ognuno il suo, questo vino vanta fans dalla Cina all’America, alla Francia, alla Germania, soprattutto se degustato in una delle magnifiche cornici del suo territorio principe. E quando passiamo dalla zona di Taranto o in litoranea salentina, una bottiglia di Primitivo è un piacere irrinunciabile!!!

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